Mentre le Olimpiadi di Milano‑Cortina stanno chiudono i battenti, tutti i giornali, le TV, i social parlano di numeri, di classifiche, di medagliere: chi ha più ori, chi domina, chi ha perso. Di Italia al secondo posto dietro alla Norvegia.
Mikaela Shiffrin
Come se lo sport fosse una guerra tra nazioni, come se contassero più le bandiere che i corpi, più i colori dei caschi che il sudore degli atleti.
Ma non è così. Le Olimpiadi non sono una battaglia tra Stati.
Sono una somma di eventi individuali, uno per uno, atleta per atleta, istante per istante.
Ogni discesa, ogni salto, ogni tuffo o curva sulle piste ha una storia a sé: di preparazione, paura, coraggio, sconfitta e vittoria. Non esiste un punteggio nazionale che possa racchiudere la fatica di Lindsey Vonn, il talento di Federica Brignone, la grazia di un Francesca Lollobrigida oppure la precisione di un Lisa Vittozzi, senza dimenticare la leggenda italiana Arianna Fontana.
Il medagliere fa comodo solo ai giornali. Fa comodo per la narrazione di massa. Ma per chi guarda davvero, per chi sente lo sport con occhi aperti, ha poco senso. Perché il vero spettacolo non è la quantità di ori, argenti o bronzi, ma la qualità dei momenti: il respiro trattenuto, il corpo che spinge oltre il limite, la mente che sfida la paura.
In questo senso, le Olimpiadi sono un mosaico di storie incredibili.
Quindi, mentre tutti parlano di numeri, ricordiamoci che lo sport non è mai stato una questione di numeri.
E sono le persone — singole, coraggiose, straordinarie — che fanno le Olimpiadi quello che sono.
A Milano‑Cortina abbiamo assistito a gesti che meritano di essere raccontati sport per sport:
- Federica Brignone, capace di trasformare una stagione segnata da un grave infortunio in una vittoria olimpica – un esempio di resilienza e tempismo agonistico.
- Lindsey Vonn, che con il suo tentativo di competere nonostante un ginocchio dolorante ha ricordato che, a volte, lo sport è coraggio prima che risultato.
- Johannes Strolz, che ha saputo imporsi nella combinata spezzando gerarchie consolidate, mostrando come la disciplina alpina possa essere terreno di sorprese e riscatti.
- Nel biathlon, atleti come Marte Olsbu Røiseland e Quentin Fillon Maillet hanno combinato precisione e velocità in condizioni avverse, esemplificando quanto equilibrio mentale e fisico siano centrali in sport dove un singolo errore può vanificare mesi di preparazione.
- Nel pattinaggio di figura, prestazioni come quelle di Kaori Sakamoto hanno dimostrato che l’eleganza competitiva non è solo estetica, ma capacità di sostenere pressione e tecnica sotto i riflettori più intensi.
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