Who is IlDario?

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Nelson Mandela Quote

"If you talk to a man in a language he understands, that goes to his head. If you talk to him in his language, that goes to his heart." - Nelson Mandela

mercoledì 3 luglio 2013

Brits do it better #1 : Sherlock

Ovvero: come riscrivere un classico e renderlo un nuovo classico facendolo rimanere il classico che era.
BBC One, due stagioni, la prima nel 2010 e la seconda nel 2012 da tre episodi di 90’ ciascuno.
Il 31 ottobre inizierà la terza stagione e nemmeno vi sto a dire l’hype!
Steven Moffat, autore di Doctor Who, ha preso il padre di tutti i detective del mondo e l’ha fatto nascere nella Londra di oggi.
“Banale” direte voi, “queste attualizzazioni di solito fanno pena”, aggiungerete.
La pensavo così anche io.  Poi l’ho visto.
Quello che vi troverete davanti guardando Sherlock non è uno Sherlock qualsiasi ma è LUI, nella vostra mente ogni altra interpretazione, rielaborazione, trasposizione o come cavolo la volete chiamare, del detective viene oscurata, che dico, cancellata da questa serie, da un gruppo di attori eccellenti e da una scrittura semplicemente perfetta.
Ma andiamo con ordine.
Il ruolo di Sherlock viene affidato a Benedict Cumberbatch (visto nell’ultimo film di Star Trek) e a Martin Freeman  il ruolo del fedele Watson (Bilbo ne Lo Hobbit). Per chi ha visto qualche vecchio film ma non ha letto mai una riga di Arthy (Sir Arthur Conan Doyle mi piace chiamarlo così, concedetemelo) una delle prime sorprese è che Watson non viene rappresentato come un attempato e cicciotto signore poco intelligente, ma come un uomo colto e pure piuttosto figo (a parer mio). Chi ha letto i libri sarà molto felice di questa differenza perchè in effetti il personaggio che viene fuori dal film sembra esattamente quello che Arthy si era figurato. Stesso discorso per Sherlock che ricalca perfettamente il personaggio del libro, sin dalle prime battute pronunciate quando incontra Watson il pensiero immediato per i lettori è che Arthy questo straordinario personaggio, doveva esserselo immaginato proprio così.
La cosa che sorprende di più di quest’ennesima trasposizione è la capacità di rendere incredibilmente attuali e reali due personaggi pensati alla fine dell’800 riuscendo, nello stesso tempo, a non cambiarli e snaturarli, mantenendo le loro caratteristiche tanto da rendere quest’adattamento più vicino ai libri di quanto, paradossalmente,  non lo siano stati finora i tanti film (a partire da quello con Robert Downey Jr.) ambientati nell’epoca ‘giusta’.
Le sorprese non terminano qui. Il caro Moffat rielabora totalmente i libri riadattandoli in maniera tutt’altro che letterale ma riuscendo a mantenere l’anima e l’atmosfera che si sente leggendoli. Riprende le stesse storie ma non cerca di riadattarle parola per parola, mantiene gli elementi cardine e stravolge tutto il resto.
La chimica perfetta tra i due protagonisti, ma soprattutto tra gli attori che li interpretano, i dialoghi brillanti, gli accenti, la meraviglia di una Londra moderna protagonista anch’essa insieme a Sherlock e Watson e  le atmosfere così intimamente british fanno il resto. E non è poco.
Come vi ho già detto nel post introduttivo, anche in questa serie inglese l’attenzione ai dettagli, non solo visivi, ma di ogni singola parola e musica, rende la visione spettacolare e si ha la percezione che ci sia davvero un grande impegno e dedizione in ogni passaggio della produzione, nulla viene lasciato al caso.
Non vi dico altri dettagli per non rovinarvi la “proiezione” ma credetemi tutti i procedurali e i polizeschi, pure i più riusciti, scompaiono di fronte a questa serie. E poi, se Sherlock è il padre di tutti i detective, Moriarty è sicuramente padre, madre e nonno di  tutti i migliori cattivi machiavellici della storia della tv.

In conclusione: conosco diversi amanti di Artur Conan Doyle e nessuno di loro (io per prima, come avrete vagamente intuito) è rimasto insoddisfatto da tale trasposizione. Ma questa è solo una delle tante ragioni per vederlo.
@billabi